– ROMA – “No theme remix”, la mostra in corso sino al 30 dicembre 2019 alla Galleria Futurism di Roma, gioca con il titolo al pari degli autori della opere in rassegna: da Balla a Depero, da D’Anna a Sibò, da Prampolini a Boccioni. Interpreti dell’opera futurista dove l’uomo, come scrive il critico e collezionista Giancarlo Carpi, diventa parte della materia che vive.
Al centro dello spazio della galleria capitolina, campeggia il “Cavallo e Cavaliere” di Fortunato Depero del 1927 scultura in legno a dimensioni quasi vicine al reale per sorprendere e affascinare con la posa plastica al galoppo dei due elementi rappresentanti. Le rare carte a collage di Giulio D’Anna ispirate ai voli acrobatici dell’Aeropaesaggio ma dove fa capolino l’opera “Cafè Chantant” di Roberto Marcelli Baldassari del 1918.
Nella mostra si ritrovano tutti i caratteri del movimento futurista che vuole superare se stesso risolvendosi in una dimensione puramente sensoriale, come se non vi fosse differenza alcuna tra il sorbire una bevanda e os- servarlo, o toccarlo. L’opera futurista si basa sul superamento del limite che a volte essa stessa pone. Sullo sconfinamento tra generi artistici, tra linguaggi e tra espressioni mediali. L’opera futurista ambisce alla lucen- tezza del metallo e all’immaterialità delle sensazioni, ai profumi e al gusto. L’opera futurista considera il suo “soggetto”, un’automobile, un concerto, una paesaggio aereo, una motocicletta o un bicchiere, come altret- tante essenze che si trasferiscono ed esprimono nel loro moto. Nell’opera futurista la materia prende vita e l’uomo è pensato in quella stessa materia, come se fosse diventato qualcos’altro. Così si apre a un futuro, determina la possibilità del suo futuro. Una nuova condizione vitale che interpreta e si fa carico anche delle contraddizioni della modernità. La pittura futurista è aggressiva, sconcertante, ma allo stesso tempo assertiva e spesso gioiosa. L’opera futurista registra la pressione atmosferica, la composizione chimica attraverso forme e colori. La visione a volte è dall’alto in basso, il corpo umano meccanico dei nuovi aeroplani sorvola paesag- gi trascorrenti, mentre esso stesso è deformato dal contrasto con l’aria. L’opera futurista rappresenta sistemi astrali e dinamismi plastici, in forme di astrazione nelle quali permane una consistenza espansiva, mobile, della forma/soggetto. L’opera futurista è solo una parte della filosofia futurista, che si eterna egualmente nell’azione, nella polemica, nella cucina, nell’aviazione, nell’invenzione di nuovi oggetti. La filosofia futurista è contraddittoria e quindi vitale. Negativa e attiva. L’opera futurista non sconta alcuna differenza rispetto agli oggetti quotidiani, alle sensazioni che si prova usandoli. 
“L’opera futurista si connette ai nostri sistemi interme- diali, è totalmente estroflessa, trasmessa – scrive Carpi – L’opera futurista è comunicazione effimera. È l’atto di comunicare, con una lettera postale come con un vestito. L’opera futurista è apparire, imprimersi. L’opera futurista è l’im- pressione dinamica del corpo e dell’ambiente, giacché viviamo collegati agli oggetti che usiamo e costruiamo noi stessi il nostro spazio”. –

Fonte: PrimaPress.it

(I-TALICOM)