L’Area Studi Mediobanca presenta oggi lo studio sugli indicatori di efficienza e qualità dei servizi pubblici nei maggiori comuni italiani. In particolare, lo studio esamina le società che gestiscono quattro tipologie di servizio (trasporto pubblico locale, aeroporti, idrico e igiene urbana) nei 10 capoluoghi di regione più popolosi d’Italia.
L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.mbres.it
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IL SETTORE DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE (TPL)
Le aziende del trasporto pubblico locale servono oltre 13,8 milioni di abitanti, trasportando 2,7 miliardi di passeggeri all’anno, ovvero 7,4 milioni al giorno. In altre parole, queste società trasportano quotidianamente il 12% della popolazione italiana su una rete lunga 18.500 km (14 volte la lunghezza dell’Italia), percorrendo ogni giorno 1,5 milioni di km (circa 4 volte la distanza tra la terra e la luna). Con 2,4 milioni di passeggieri complessivi al giorno (l’83% della popolazione romana) sono Atac e Roma Tpl a gestire il maggior numero di passeggeri. Alle loro spalle, la milanese Atm, che fa viaggiare ogni giorno 2 milioni di passeggeri (1,5 volte gli abitanti della città). La presenza turistica porta l’Actv di Venezia a muovere circa 590mila passeggeri al giorno, pari a 2,3 volte la popolazione cittadina. Al Sud la domanda di Tpl cala: 67mila passeggeri (21% della popolazione) per l’Amtab di Bari, e circa 70mila per l’Amat di Palermo (solo il 10,5% degli abitanti). Da sottolineare, inoltre, che la milanese Atm gestisce la metropolitana di Copenaghen, trasportando annualmente 63,4 milioni di passeggeri (circa 174mila al giorno).

Come si finanziano le aziende del tpl? I ricavi unitari ammontano a 5,5€ per ogni km percorso dalle proprie vetture. Di questi, 3,7€ provengono dai corrispettivi per il contratto di servizio, mentre i restanti 1,8€ dai biglietti venduti (il 34% dei ricavi complessivi). È l’Atm di Milano l’unica a realizzare più della metà del fatturato (54,4%) dalla vendita dei titoli di viaggio. Seguono l’Amt di Genova (41,3%) e la bolognese Tper (40,4%). Modesti gli introiti da vendita di biglietti per la palermitana Amat (17%). In media le società del tpl ricavano 1,3€ per passeggero, dei quali 0,9€ dal contratto di servizio e 0,4€ dall’emissione dei biglietti. Ancora agli antipodi Atm, che vanta il minor contributo pubblico (0,4€ per passeggero) e Amat di Palermo (2,4€ per passeggero).

E la qualità del servizio? Per quanto riguarda la regolarità (il rapporto tra le corse eserciate e quelle programmate), nel caso degli autobus i livelli più bassi sono quelli dichiarati da Atac di Roma (85,7%), Amat di Palermo (87,1%) e Roma Tpl (91%). Nel caso delle metropolitane i valori sono prossimi al 100%, con la notevole eccezione dell’Atac (81%). Per quanto riguarda, invece, la puntualità (la percentuale di corse in orario sul totale), nel caso degli autobus i valori più bassi sono relativi ad Ataf Gestioni (81,5%) e Amt di Genova (84,8%), i restanti gestori indicano livelli non inferiori al 90%. Più puntuale il trasporto su ferro che non risente del traffico stradale. Il parco autobus ha un’età media di 11 anni, con picchi di 14,2 anni per l’Anm di Napoli, mentre è di 12,2 anni per i filobus, di 14,8 anni per le metropolitane, di 31,5 anni per i treni e 35 anni per i tram.

Per quanto concerne gli investimenti, brillano Tper di Bologna (che investe il 22,6% del fatturato), seguita da Amtab di Bari (15,9%) e Atm di Milano (13,8%). In fondo alla classifica l’Ataf&Li-nea di Firenze (2%).

IL SETTORE AEROPORTUALE

Gli aeroporti ospitano ogni anno oltre 147 milioni di passeggeri, circa un terzo (il 30%) per voli nazionali e il resto (70%) per quelli internazionali. Metà dei passeggeri viaggia su voli low-cost.

Quali sono gli aeroporti più trafficati? Ogni giorno 883 passeggeri varcano ciascun gates dei maggiori scali italiani, ovvero 37 persone all’ora. In cima alla classifica c’è l’aeroporto Orio al Serio di Bergamo (1.300 al giorno, 54 all’ora). Sul podio anche quello di Napoli (1.237 al giorno, 51 all’ora) e Fiumicino (1.111 al giorno, 46 all’ora). Poco più indietro Milano Linate (1.090 al giorno, 45 all’ora) e Venezia (1.015 al giorno, 42 all’ora). Meno trafficati i gates di Milano Malpensa T1 (627 al giorno, 26 all’ora). E le toilette? Più facile trovare una toilette libera all’aeroporto di Genova (52 passeggeri al giorno, uno ogni 28 minuti) e a Malpensa T1 (75 passeggeri, uno ogni 19 minuti), piuttosto che a Napoli (159 passeggeri, uno ogni 9 minuti) e a Fiumicino (157 passeggeri al giorno).
Capitolo negozi: nei maggiori scali italiani è presente un esercizio commerciale ogni 651 passeggeri. Di questi circa un terzo è un bar/ristorante, ognuno dei quali serve quindi 1.821 passeggeri al giorno. I punti ristoro più affollati sono a Firenze (3.641 passeggeri per ristoro) e nei due scali romani: Ciampino (3.225) e Fiumicino (2.440). Meno affollati i punti ristoro di Genova (856), Torino (1.040) e Brindisi (1.060). Si trova da parcheggiare? In media c’è un posto auto ogni otto passeggeri. Più facile parcheggiare a Bologna, Genova e Torino (quattro passeggeri per posto), più complicato a Ciampino (16 passeggeri per posto).
Sono tanti gli indicatori di qualità forniti dai gestori aeroportuali. In termini di puntualità sui voli in partenza, il tasso migliore lo registra Linate (86,8%), seguito da Ciampino (85,2%) e da Genova (84,4%). Meno puntuali gli scali di Venezia e Treviso (71%) e di Firenze (74,6%). Un altro parametro particolarmente osservato è il tempo di sbarco del primo passeggero: Il deflusso più lento è quello dell’aeroporto di Venezia gestito da Save, dove occorre attendere circa sei minuti prima che il primo passeggero imbocchi la scaletta di uscita. A Treviso, sempre gestito da Save, si lascia l’aeromobile in poco più di un minuto, il miglior risultato. E i tempi d’attesa al check-in? Sono più lunghi a Bologna (18 minuti e 22 secondi), e nei due terminal di Malpensa (circa 15 minuti e 50 secondi). Torino Caselle (6 minuti e 12 secondi) e Linate (7 minuti e 8 secondi) gli aeroporti più “veloci”.
IL SETTORE IDRICO
Le aziende del settore idrico servono annualmente 16,9 milioni di abitanti, erogando 1,4 miliardi di metri cubi d’acqua lungo una rete di 68mila km, pari a 1,7 volte la circonferenza terrestre. Tuttavia, non tutta l’acqua raggiunge l’utenza. Ogni 100 litri immessi nella rete se ne perdono 38,7, molto più che in Germania (che ha un tasso di perdita fermo al 7,2%), Spagna (18,9%), Francia (21,3%), Inghilterra e Galles (23,4%). In tutto, ogni anno sono circa 900 i milioni di metri cubi d’acqua persi, per un valore economico di circa 1,5 miliardi di euro. La milanese MM (15,9%), la genovese Iren Acqua (23,9%) e la torinese Smat (24,6%) gestiscono le reti con la maggiore tenuta, mentre la palermitana Amap (54,6%) e l’Acquedotto Pugliese (50,3%) hanno i maggiori tassi di perdita.

Quanto costa l’acqua ai cittadini? Gli acquedotti fatturano 1.581€ ogni 1000 mc d’acqua. Considerando che il consumo giornaliero medio è di 230 litri per abitante, pari a 83 mc d’acqua l’anno, la spesa per cittadino si aggira intorno ai 130€ annui. I ricavi unitari più elevati sono realizzati dalla Publiacqua di Firenze con 2.405€ per 1.000 mc d’acqua. Bollette più leggere per la MM di Milano con 797€, per la Abc di Napoli con 868€ e per la romana Acea Ato 2 con 1.415€.

E la produttività? Viene qui misurata in base al rapporto tra metri cubi d’acqua fatturata e numero di dipendenti ed è pari, in media, a 190mila mc per addetto. La MM di Milano vanta la maggior produttività (366mila mc), seguita dall’Abc di Napoli (302mila mc) e dalla Iren Acqua con (283mila). Bassa, invece, quella dell’Amap (64mila mc), dell’Acquedotto Pugliese (136mila mc) e della Publiacqua di Firenze (141mila mc). Il rapporto tra i km di rete gestita e i dipendenti è pari, inoltre, a 9 km per ciascun dipendente: il rapporto più alto lo riscontra la fiorentina Publiacqua (16 km di rete per dipendente) e la Smat di Torino (13 km), i valori più bassi, invece, la milanese MM (4 km) e la palermitana Amap (2 km).

Quanto investono le società idriche? In media 33€ per abitante servito e il 26,1% della bolletta media annua. In questo ambito spicca la romana Acea Ato 2 (57,3€ per abitante; 39,8% della bolletta), seguita dalla fiorentina Publiacqua (55,2€; 35,1%). Acea Ato 2 investe, inoltre, 18,4€ per ogni metro di rete idrica gestita, più di ogni altro gestore. Fanalino di coda l’Abc di Napoli con soli 2,1€ per metro.

IL SETTORE DELL’IGIENE URBANA
Le imprese dell’igiene urbana servono circa 10,4 milioni di abitanti che producono 5,6 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 20% circa del totale nazionale. Ogni abitante produce annualmente poco meno di 540 kg di rifiuti, vale a dire 1,5 kg al giorno. Il 45,3% dei rifiuti prodotti (2,5 milioni di tonnellate) è generato dalla raccolta differenziata. La veneziana Veritas (65,2%) è prima per quota di raccolta differenziata sul totale. A completare il podio la Alia di Firenze (59,3%) e l’Amsa di Milano (53,8%). I tassi più modesti sono registrati dalla palermitana Rap (14,1%), dalla genovese Amiu (34,2%) e dalla napoletana Asia (34,5%).
Quanto costa l’igiene urbana ai cittadini? In media 172€ l’anno per ciascun cittadino, 340€ per tonnellata di rifiuti. Si spende di più a Roma (255€ per abitante e 430€ per tonnellata) e Milano (200€ e 400€). Risparmiano, invece, i cittadini veneziani (134€ e 285€).
E la produttività? Il lavoro di ogni operario è in grado di servire annualmente 540 abitanti, con la maggiore capacità che tocca alla fiorentina Alia (789), in testa anche per rapporto tra rifiuti raccolti e forza lavoro (489 tonnellate per operaio), superiore rispetto alla media (287 tonnellate).
Quanto investono le società d’igiene urbana? Le maggiori aziende dell’igiene urbana investono 17,8€ per ogni tonnellata di rifiuti raccolta. I maggiori investitori sono la veneziana Veritas (29,4€ per tonnellata) e la torinese Amiat (22,4€). Più contenuti gli investimenti della genovese Amiu (7,6€) e della barese Amiu Puglia (7,2€).

(I-TALICOM)